Oggi, il 15 settembre io rinasco: ferita, confusa, sconcertata, senza più riferimenti, ma con l’opportunità di ricostruire. Magari meglio.
Sono successe tante cose: tradimenti, sentimenti, mutamenti, malori e dolori…
Alcune cose sono distrutte per sempre, altre forse potranno trasformarsi e continuare a vivere, una cosa è certa: tutto è cambiato.
Ho pianto lacrime di amarezza, lacrime che hanno sciolto traumi vecchi quanto me, lacrime di un dolore così profondo da togliere il fiato e da farti desiderare di morire li, in quel momento.
Ma ho pianto anche lacrime di gioia e di commozione, di sconcertante puro amore, ogni volta che una delle tante, tantissime, persone che abitano nella mia vita – durante questo mio tsunami del cuore – mi hanno raggiunto e toccato, con un messaggio, con un gesto, con un abbraccio virtuale o reale.
Ieri era il mio compleanno e ho passato la prima metà della giornata tra le braccia di un uomo che mi ha ferito e mi ha fatto del male come poche altre, ma che per due giorni mi tenuto tra le braccia consentendomi, per la prima volta da quando posso ricordare, di piangere davvero, di piangere come fanno i bambini, senza remore e senza timore di essere giudicata, di piangere per il male ricevuto, per l’amore mancato, per le perdite.
Io non so piangere, ora lo so. Io non posso piangere, perchè devo essere sempre forte e solida e non vacillare mai. Io non posso piangere perché non posso mostrarmi fragile. Quindi piango solo davanti a un film, così ho un alibi.
Ma tante delle mie lacrime, nei giorni scorsi, non sono state causate dal dolore (quelle erano di veleno urticante) ma dall’amore. Scoprire di essere nel cuore di così tante persone, alcune delle quali nemmeno conosco e alcune delle quali non vedo da più di 20 anni è una cosa che mi toglie il fiato e non riesco, anche in questo momento, a fare a meno di piangere.
Io (lo so, non sono rara) ho avuto una non-famiglia, sono cresciuta in un contesto insicuro e solitario, ho imparato a tenere alta la guardia e mi sono costruita una famiglia di amici.
Io cammino su un filo che è così in alto che intravedo a malapena la terra sotto, ma durante lo tsunami del cuore mi ha salvato una zattera fatta di “sorelle” e “fratelli”, di due zii (veri) e anche di lontanissimi “cugini” dal passato o di amici “virtuali” ma reali nel mio cuore. Una zattera fatta di amore, di rispetto, di stima, di pacche sulle spalle e di calcioni nel culo, di ore di chiacchiere quotidiane o di messaggi laconici nelle occasioni.
Una zattera che è la mia famiglia. Che non è forse come una famiglia vera, ma che in un momento di vera difficoltà non ha esitato a sfidare la potenza della tempesta per venire a salvarmi.
Sapete chi siete, sappiate quanto vi apprezzo e quanto vi amo.
One Comment
Auguri di buon compleanno, in ritardo