Ci intestardiamo a vedere le cose come vorremmo che fossero, anche quando i fatti (e magari pure la gente che abbiamo vicino) mostrano anche gli altri pezzi, quelli che in qualche modo potrebbero confutare le nostre convinzioni.
Spesso non siamo soli nel nostro raccontarcela su, spesso abbiamo dei complici, persone che – con maggior o minor malizia – ci lasciano crogiolare nelle nostre fantasie, a volte con crudeltà e malanimo, a volte solo per pavida superficialità. Non sono giustificati, questi nostri complici, nel loro modo di fare, non lo sono mai, anche se a volte sono delle vere teste di cazzo (che ci usano, ci sfruttano o ci rubano tempo/energie/amore) a volte, invece, sono solo infantili, superficiali, egoisti e un po’ coglioni, sprovvisti di vera cattiveria, ma tendenzialmente solo troppo cacasotto per affrontare la verità.
Non è sempre facile distinguere, questo è palese, ma ci sono dei modi in cui possiamo provare. Uno di questi – quello che cerco di applicare io – sta nel dare un peso maggiore a quello che la gente fa e uno minore a ciò che dice.
Ne consegue che se qualcuno professa di amarci, l’aspettativa deve essere che le sue azioni confermino tali affermazioni. Ad esempio, se in più di un anno l’oggetto del tuo desiderio non trova il tempo né l’occasione per stare due giorni con te, forse, malgrado i messaggini cippiciuppy, non ti ama così tanto. Analogamente, se un uomo si trova di fronte a una scelta fra te e un’altra e corre dall’altra, dedica il suo tempo all’altra, passa tutto il suo (poco) tempo libero con l’altra e quando è con lei non ti risponde al telefono, direi che il messaggio che traspare dai fatti sia forte e chiaro.
Certo, non è di facile digestione.
Resta poi da considerare, ovviamente, il peso specifico degli esseri umani in questione, quanto ciascuno di noi sia disposto ad aggrapparsi alle “bugie bianche”, ai “non detti”, alle affermazioni diplomatiche che hanno come unico scopo quello di spostare il problema in avanti: esporsi in un confronto diretto, infatti, può risultare – quantomeno per una delle parti, ma a volte per entrambe – sgradevole e inopportuno, poiché con la chiarezza sopraggiunge l’assunzione di responsabilità.
E spesso il problema è proprio quello: assumersi le proprie responsabilità.
Fare delle scelte per alcune persone è difficile, come per alcuni è difficile guardare in faccia la realtà, oppure dire NO, o dire ciò che si pensa e sostenerlo con coraggio, mantenere il proprio punto, mantenere la propria dignità.
A volte è più facile condire via le persone con diplomazia, lasciandogli intendere quello che vogliono (anche se non corrisponde affatto a ciò che davvero intendiamo dare loro) e lasciare che – quando finalmente cadono le fette di salame – siano loro, belli incazzati tra lacrime e/o vaffanculi, ad andarsene.
Per fare poi spallucce e sospirare, restando per un po’ a guardarli mentre se ne vanno (smadonnando) con occhi da cucciolo triste e perplesso… per poi girarsi, rifocalizzare lo sguardo e andare avanti con le proprie attività.